Non è facile ma lo confesso: non ho legato immediatamente con la mia bambina. Per lei provavo piuttosto curiosità: mi piaceva ispezionare le sue unghiette taglienti e traslucide, guardare la sua testa ricoperta da una massa di capelli setosi e corvini e, perché no, provare a capire come facesse esattamente a riprodurre quella specie di grugniti. Ma, in tutto questo, posso dire di essere stata sopraffatta dall'amore? No. Mi sentivo meravigliata, sorpresa, sollevata. Ed esausta. Nonostante questo, però, facevo veramente di tutto per dare l'idea di aver instaurato quel "legame" con lei, e questo perché avvertivo l'enorme, invisibile pressione di dover essere una buona madre.

 

Jenny - 32 anni, madre di uno

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Il bonding (questo il termine inglese) è un'esperienza multisensoriale, che ci consente di sviluppare una maggiore consapevolezza della vulnerabilità di nostro figlio. In questo aiuta l'ossitocina, fra l'altro nota come ormone dell'amore, che è rilasciata nel flusso sanguigno durante il travaglio e il parto. Ci motiva su un piano che potremmo definire primordiale, spingendoci ad assicurarci che il nostro bambino riceva il calore, il cibo e le cure di cui ha bisogno. Nonostante questo, spesso le aspettative intorno al bonding sono talmente elevate da far pensare che tutto debba avvenire secondo un unico schema già scritto. Non c'è allora da stupirsi se le neomamme si sentono confuse o sotto pressione.

Il bonding potrebbe essere stato oggetto di tante fantasticherie: man mano che vedevi crescere la tua pancia, quando guardavi le ecografie, quando ti innamoravi del bambino che si stava formando dentro di te. Ma l'idea di qualcuno può essere davvero diversa dalla sua trasposizione nella realtà. Una volta che il bambino è nato, il bonding potrebbe assumere una forma più fisica considerate le attività prettamente pratiche di allattare, fare il bagnetto, mettere a letto il neonato, e tutto questo sembra ridurre davvero al minimo il tempo a tua disposizione per pensare a cosa provi per tuo figlio. Questo può spingerti a domandarti se provi quel "magico legame materno" di cui hai tanto letto. Ma è proprio tutta questa interazione pratica che ti aiuterà a creare un legame.

Come accade in qualsiasi relazione, il bonding con tuo figlio potrebbe non essere un processo lineare. A differenza dei tradizionali modelli di bonding, questo è diverso: con i neonati, infatti, l'elemento di reciprocità manca per mesi. I neonati non possono interagire né esprimersi con quei segnali verbali e non verbali che ci aspettiamo dalle persone che ci sono vicine, svuotando un po' il tutto di significato.

Un modo per legare con il bambino, come in tutte le relazioni sane, è sviluppare dei rituali, ovvero qualcosa che appartenga esclusivamente a voi due. Potrebbe trattarsi del bagnetto o del rituale della messa a letto, o di una camminata, una coccola, un sorriso. Imparerai a capire da sola cosa è meglio.

A volte le sensazioni di attaccamento non compaiono per lungo tempo, e a manifestare questo stato è una madre su cinque. Se ti senti costantemente insensibile o indifferente, è importante parlare con la tua ostetrica per chiedere aiuto. La cosa più importante è avere dei punti di riferimento. La maternità è un complesso viaggio emotivo e psicologico, ed è diversa per ogni donna.

I legami che instaurerai con tuo figlio ti terranno impegnata tutta la vita. Alcuni, come l'allattamento, interesseranno solo fasi specifiche e si interromperanno con la crescita. Altri potrebbero durare per sempre, come la passione per la lettura o lo sport. In conclusione, ricorda a te stessa che si tratta di un processo, non di un punto di arrivo.